Documentazione tecnica su tipologie di impianti, rendimento energetico nelle zone climatiche italiane, strumenti incentivanti vigenti e procedure autorizzative.
Il Portaltermico del GSE ha aperto le domande il 13 aprile 2026. Il meccanismo riconosce un contributo a fondo perduto fino al 65% per impianti solari termici, erogato in rate semestrali.
Leggi la guida agli incentivi
La normativa DPR 412/1993 divide l'Italia in sei zone climatiche. Ogni fascia ha valori di irradiazione specifici che determinano la produzione annua attesa di un impianto fotovoltaico.
Irradiazione 1.700–2.000 kWh/m² anno. Produzione specifica: 1.450–1.700 kWh/kWp. Le condizioni di irraggiamento più favorevoli della Penisola.
Irradiazione 1.550–1.750 kWh/m² anno. Sicilia, Sardegna, Puglia, Campania, coste calabresi. Produzione: 1.350–1.550 kWh/kWp.
Irradiazione 1.350–1.550 kWh/m² anno. Lazio, Abruzzo, Umbria, Marche, Toscana costiera. Produzione: 1.100–1.350 kWh/kWp.
La fascia più estesa per numero di Comuni. Comprende Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia interna. Irradiazione 1.100–1.350 kWh/m².
Zone di alta quota con periodi prolungati di innevamento. I moduli bifacciali e ad alta efficienza riducono parzialmente il divario produttivo rispetto al Centro-Sud.
La direttiva RED II recepita nel 2021 ha ampliato il perimetro dell'edilizia libera e introdotto la Procedura Abilitativa Semplificata per gli impianti di media taglia. Una mappatura completa degli iter applicabili.
Leggi le procedure autorizzativeI moduli al silicio monocristallino PERC raggiungono efficienze nominali comprese tra il 20% e il 22,5%. Le tecnologie a film sottile (CdTe, CIGS) mostrano efficienze nominali di 12-16% ma un comportamento vantaggioso ad alte temperature operative.
I collettori solari termici convertono in calore fino all'80% dell'energia solare incidente, contro il 17-25% dei moduli fotovoltaici. I due sistemi soddisfano esigenze energetiche diverse: elettrica il fotovoltaico, termica il solare termico.
I moduli PERC presentano un degrado annuo medio dello 0,4-0,5% della potenza nominale. Dopo venti anni di esercizio, la potenza residua si attesta tipicamente tra l'88% e il 92% di quella iniziale.